venerdì 23 dicembre 2016

La guerra dei rifugi: il Cai Milano revoca il contratto ai gestori

Per le 15 strutture il presidente Minotti chiede progetti di rilancio. Immediata la polemica. La scrittrice Tenderini denuncia: «Li vogliono trasformare in alberghi»

 

L’immagine «romantica» del rifugio di montagna, spartano e senza confort, contro un’idea più «imprenditoriale» che vorrebbe, anche tra i sentieri in quota, una cucina stellata e progetti pensati per attrarre i turisti. Il Cai — lo storico Club Alpino Italiano — si divide sulle regole di gestione dei rifugi della Lombardia, un patrimonio di oltre 150 strutture disseminate sull’intero territorio sul quale è scoppiata una guerra tutta interna al mondo degli amanti delle vette.

La scintilla è stata la decisione del nuovo presidente del Cai Milano Massimo Minotti di revocare i contratti con i gestori dei quindici rifugi di proprietà della sezione meneghina e di chiedere nuovi progetti per ciascuna delle strutture. Immediata la reazione polemica, soprattutto di alcuni tra i rifugisti storici. Un esempio su tutti, quello del «Rosalba», nel Lecchese, da oltre due decenni affidato a Mauro Cariboni.

La decisione del Cai milanese ha addirittura portato la scrittrice Mirella Tenderini ad aprire su facebook la pagina «Salviamo i rifugi», che conta già oltre 300 iscritti e propone una raccolta di documenti per chiedere l’intervento della direzione nazionale del Club Alpino. «C’è la tendenza a vendere o trasformare i rifugi in alberghi-ristoranti a scopo puramente venale, con conseguenze gravi per i gestori che si trovano buttati fuori o messi comunque in difficoltà — denuncia la scrittrice —. Le conseguenze sono gravissime anche per i soci e non soci del Cai che quando vanno in un rifugio si aspettano un rifugio e non un banale anonimo hotel».

 

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Quanto monotona sarebbe la faccia della terra senza le montagne.

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